venerdì 21 gennaio 2011

Palolem, Lucrecia Bettina Jamie Charley and me (13-16 gennaio)



Welcome to the paradise!!!

non so dire se sia meglio di Vagator o no. è, semplicemente, diverso.
più tranquillo, meno party più relax
ma a quanto pare c’è da divertirsi ugualmente!

stamattina non è proprio iniziata al meglio..un’altra volta per gli orari..
ma chissene..qui sembra di stare nel mezzo del nulla..

siamo state in una spiaggetta raggiungibile solo attraversando un tratto di mare
quindi in barca o cercando di passare dove l’acqua non è troppo alta..
ma perché spendere soldi quando è possibile farla a piedi??
possibilmente senza cadere nei buchi profondi come la sottoscritta..
ho inzuppato la maglia e il fondo dello zaino e mi sono tagliata un piede, ma taglietti di quelli fastidiosi non profondi (per fortuna nello zaino c’erano solo la lonely e il mio libro che al sole sono asciugati in fretta..rimarranno un po’ segnati ma in fondo qualche volta un libro vissuto ha il suo fascino!).
scoprirò più tardi che a causa del gioco delle maree, in conseguenza della luna crescente, l’acqua diventa più profonda e attraversare è più complicato..(ho inseguito due ragazzi che intraprendevano una strada alternativa attraverso le rocce!)
casualità ha voluto che rincontrassimo Avi, il ragazzo israeliano che B. ha conosciuto in aeroporto..si sono dati appuntamento per vedersi ma lei non l’ha trovato e nei giorni successivi lui è stato molto vago..mah!

osservavamo un ragazzo che camminava avanti e indietro in un metro e mezzo di spiaggia ma con passi cortissimi e, soprattutto, lentissimi..L. e B. hanno poi scoperto che è un esercizio che fa  parte di un percorso di meditazione di 10 giorni che questo ragazzo sta facendo con un uomo, (un guru?), che vive da trent’anni in minuscolo villaggetto che si è costruito dietro la spiaggia, 10 posti letto in totale, dentro un passaggio stretto tra due rocce enormi.
io e L. qualche giorno dopo siamo entrate a dare uno sguardo..un posto meraviglioso..pacifico.
quest’uomo, che vive con un costume di tessuto arancione che ricorda parecchio quelli indigeni (copri l’indispensabile), ci ha spiegato che oltre di meditazione si occupa anche di curare depressioni complessi fobie.
potrebbe essere interessante cercare di curare la mia fobia per i serpenti..ha detto che solitamente tre sedute in tre giorni sono sufficienti..rimane qui fino a tutto marzo compreso..
(si sposta per i monsoni)
..lo tengo a mente come possibile progetto..

mi ha raccontato che un ragazzo con la stessa fobia stava meditando e, quando gli è passato un serpente davanti, la fobia se n’è andata col serpente..

potrebbe sembrare davvero ridicolo, ma inizio a pensare che la meditazione possa essere d’aiuto per grandi cose se davvero si prende in considerazione quello che la meditazione rappresenta per chi la pratica o, ancora di più, la insegna.
a proposito di questo desidero trarre qualche riferimento dal libro che sto leggendo.

l’origine del termine guru è di origine indiana e il significato etimologico è quello di pesante…pesante in quanto importante spiritualmente. il prestigio del guru è in India, assoluto. il discepolo va a cercare un guru perché sente che la sua condizione spirituale non è soddisfacente e le proprie aspettative spirituali guidano la scelta del guru. diverse tappe segnano la ricerca e il raggiungimento di una condizione spirituale soddisfacente; prima fra esse l’iniziazione, durante la quale il discepolo riceve da parte del guru il suo mantra, cioè i versetti che orienteranno la sua ricerca. si crea qui un rapporto di assoluta devozione e il discepolo ha il compito di interiorizzare e realizzare i contenuti del mantra. l’aspetto interessante, a mio parere, è che una volta interiorizzato l’insegnamento del maestro, si scopre che in realtà il maestro non fuori non è la figura visibile, quella che serve da stimolo, ma è dentro di sé; dentro ogni discepolo.

credo che Palolem potrebbe essere il posto giusto per imparare a meditare..
pochi fastidio dettati dall’uomo..
le onde sono la ninnananna di ogni giorno.
un pasto che, quasi, esiste solo per sei mesi all’anno..
tutte le palafitte costruite sulla sabbia per la stagione vengono smontate prima che i monsoni portino le piogge
e sembra che la luce non vada mai via..quando il sole tramonta la luce rimane..
è indescrivibile..
quando inizia il tramonto il cielo inizia a cambiare colore..
arancio intenso intenso intenso, sempre più intenso ancora più intenso
il sole tramonta nel giro di pochi minuti..
(con un scatto multiplo della digitale puoi fotografare quasi tutto il tramonto..)
e il colore del cielo impallidisce all’improvviso, diventando rosa pallido
ma la luce rimane viva, intensa mettendo in evidenza la presenza della luna
pian piano, infatti si è fatta avanti senza chiedere il permesso al disco giallo che, vedendola arrivare scappa..
senza dubbio, la Sardegna offre tramonti altrettanto meravigliosi per la bellezza dei luoghi che li accoglie
ma una palma che, inclinata sulla spiaggia, arriva quasi a toccarla rende tutto diverso..

forse il mio stato d’animo contribuisce a rendere ogni tramonto qui più sereno, non malinconico, forse perché senza ricordi..l’assenza di luoghi familiari rende più facile superare tutto..senza certo dimenticare ma riportando alla memoria solo una selezione, involontaria suppongo, di fatti e persone.


dai sorrisi dei bambini che mi trasmettono serenità, alla conseguenza del mio essere con gli altri..
rimango la timida riservata che sono sempre stata, ma con una punta spirito di iniziativa in più(?!) o forse solo il fatto di essere sola che mi rende così, per necessità!

queste riflessioni sono portate avanti anche grazie alle persone nuove che sto conoscendo..alle domande che mi pongono alle osservazioni che mi rivolgono..
alcune più di altre..caratteri, situazioni compatibilità cambiano molto le cose..

questo è stato messo palesemente in evidenza dall’arrivo di Charley e Jamie, il giorno dopo il nostro.
per quel che mi riguarda una compagnia perfetta..          
ci sono i momenti per parlare e i momenti che ognuno prende per sé anche se si è insieme
leggere un libro ascoltare della musica o semplicemente chiudere gli occhi e stare in silenzio, senza nessuno che ti faccia ronzare le proprie parole nel cervello.
loro sembrano perfetti per viaggiare insieme, e forse questo è dettato da una convivenza di successo, che senz’altro è una prova di non poco conto!
(vivono insieme a casa di Jamie, a Brighton)
ognuno i suoi tempi e i suoi spazi..una buona politica per vivere insieme senza troppi fastidi..

la loro presenza mi ha resa un po’ più paziente nei confronti di L. che parla parla parla..ma ora ha qualcun altro con cui parlare..Jamie! C. non mi sembra tanto paziente nei suoi confronti..
un giorno mi ha detto, è tanto dolce ma parla troppo per i miei gusti!
e troppo velocemente..mantiene il suo accento spagnolo che aumenta la velocità di parlata!
la poca pazienza di C. mi ha permesso di riuscire a parlare con lui più di quanto non faccia con le altre persone affrontando anche argomenti personali. con J., invece pochi scambi di battute, argomenti di gruppo e circostanza..era concentrato su B.

insieme abbiamo cenato sulla spiaggia in totale relax sui lettini o i puff, grandi abbastanza per potertici sdraiare.
gin tonic, molto tonic e poco gin, sottofondi musicali che mi riportavano alla mente mio padre, insieme al gin tonic!
un giro in moto per i dintorni di Palolem..
io e C. ci siamo fatti un giro anche l’ultimo giorno, in spiaggia il sole era troppo forte e ne abbiamo approfittato per andare a vedere Agonda, un’altra località nelle vicinanze..
una chiacchierata all’ombra di un chiosco, ho scoperto che oltre a suonare, la musica la produce..ha un etichetta insieme a dei suoi amici. mi ha fatto sentire un po’ di musica..quanta ce n’è da scoprire continuamente!
abbiamo chiacchierato del più e del meno..mi ha chiesto dei mie progetti per il futuro, ha cercato di insegnarmi un po’ di slang e ha detto che il mio inglese è migliorato..
(in appena tre, quattro giorni?!..l’influenza puramente britannica!!)
sulla strada abbia intravisto un ponte e, incuriositi, siamo andati a vedere dove portasse…
qualche chiosco su una spiaggia semideserta, qualche capanna e nient’altro..
è qui che voglio tornare in vacanza..
ma più preparata, due magliette nello zaino e un costume da bagno, davvero lo stretto indispensabile.
ecco un’altra cosa che sto imparando sulle mie spalle..non che abbia venti chili nello zaino ma avrei potuto viaggiare molto più leggera, più agevole..
essere più essenziale..cosa che forse ho dimenticato in questi ultimi anni..
d’altronde la natura ci offre tutto ciò di cui abbiamo davvero bisogno..a me, che sono fortunata, l’ha offerto.
e con uno zaino grande quanto il mio ci si viaggia in tre!

se dovessi fare un bilancio di questi giorni a Palolem, forse ci metterei un po’ di tante cose che ho notato in queste tre settimane che ho passato in giro..stiamo arrivando alla fine di questo viaggio, non di quello spirituale, e inizio a pensare a com’è andato, a cosa mi ha trasmesso..a cosa ho trasmesso io alle persone che ho incontrato e cosa ho imparato..
da questo punto di vista Palolem è stata una tappa importante di questo viaggio: abbastanza avanti nel percorso da permettermi di affrontare determinate riflessioni ma ancora sufficientemente distante dalla fine da permettermi di godere a pieno del mio spirito in vacanza.


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