giovedì 24 marzo 2011

17 marzo

la giornata è già diversa. è già cambiata.
ieri mi sono addormentata presto e la sveglia oggi non ha fatto in tempo a suonare.
Sathia non è venuta a lavorare D. ha cucinato, io e K. abbiamo aiutato i bambini.
ho imparato, bene o male, a fare le trecce piegate come le usano qua e ho pettinato le bambine..spero di non prendermi i pidocchi.

sono stanca del fatto che Sathia non venga, sono stanca di spendere mattinate a lavare pentole che lei lascia la sera e quelle che si sporcano per preparare la colazione. avrei di meglio da fare. ho chiesto una risposta a David, ma non vuole il lavoro. forse se Jaba fosse stata qui, lo avrebbe convinto.

si è aggiunto un guasto agli impianti della corrente e siamo rimasti senza tutto il giorno..
niente corrente niente acqua.
un pasticcio perché abbiamo iniziato ad usare il purificatore dell’acqua..ma se non abbiamo acqua da depurare i bambini bevono quella che trovano..ed è difficile fargli capire che quella non è buona e, anzi, può portare malattie.

ho avuto una discussione con David a cena. riguardante il fatto che stessi punendo Nithia per aver parlato Tamil in cucina. N. è sua nipote e credo non volesse che la punissi per questo. non perché, come diceva lui, lei parla solo tamil. se solo potesse capire quanto è importante che lei impari..se desidera portare avanti i suoi studi andare all’università e avere delle possibilità migliori per il futuro.
qui le università sono solo in inglese. ma lui è molto testardo, come tutti gli indiani. come Sathia. la loro scarsa apertura mentale, la loro mediocre istruzione ( non che sia colpa loro, non li giudico per questo) non gli fa avere gli occhi aperti su determinate necessità, sul fatto che qualche volta gli altri possono avere delle proposte e dei metodi migliori.

il fatto di essere sola non mi permette di avere tempo libero durante il giorno, ma quando i bambini vanno a letto e non ho più nulla da fare e sono troppo stanca per dedicarmi a ciò che vorrei, come leggere o scrivere il diario. oggi una lunga chiacchierata con mamma e babbo non mi ha fatto sentire la stanchezza. è vero che ci sentiamo tutti i giorni ma spesso ci limitiamo a chiederci se tutto va bene e se ci sono novità.
dopo tre mesi, tutti ci siamo abituati alla lontananza.

15-16 marzo

stanotte non ci sarà nessuno a spegnere il mio computer se mi addormenterò scrivendo, o pensando
e ieri non c’era nessuno a prendersi cura di me quando sono stata male.
ma questa è la vita, soprattutto quella delle persone adulte.
quella che giorno dopo giorno sto imparando a vivere, senza che siano gli altri a occuparsi di me.
ma io a occuparmi di loro.
questa esperienza si sta rivelando una scuola, non che non ci avessi già pensato prima di partire ma non mi aspettavo che fosse così efficace. una scuola di vita (con molta attività pratica!).
sto imparando a occuparmi di me stessa in tutto e per tutto, ad essere indipendente.
e sto facendo un po’ di scuola nell’occuparmi di bambini..(chissà che in un futuro non ne abbia di miei!)
il bello di tutto questo è che non posso fare grandi danni. sono responsabile, ma ho anche le spalle coperte. e questa è un’occasione che non viene data a tutti anzi, forse solo a pochi fortunati come me.
sto imparando a gestire situazioni che avrei ritenuto impensabili, all’interno delle quali non avrei saputo che fare.
quando sei solo o, anche se non lo sei ma ti senti maggiormente responsabile degli altri, lavori meglio
(se riesci a gestire il panico!)
tutte le volte che mi è capitato respirando profondamente ho pensato tra me e me “marta, ora calmati e rifletti. una soluzione c’è sempre, a tutto”.
funziona!
sto imparando anche questo, autocontrollo e autostima.
spero mi rimangano anche dopo..quando non avrò più la necessità di agire senza che nessuno possa darmi conferme o pareri che si sono importanti, ma non indispensabili per valutare se una decisione è giusta o sbagliata. pensare con la propria testa e credere in quello che si fa.

l’autostima è alimentata dalle soddisfazioni di ogni giorno.
mi sto rifacendo su me stessa prendendomi tutte quelle che non mi sono mai presa finora.



ieri io e L. siamo tornate a Thoppur con D.
i bambini le hanno preparato letterine di saluti e una canzone, Sathia ha preparato il kesari (un dolce tipico indiano che L. adora) Joe e Douglas hanno detto due parole per lei.
il tempo di finire di impacchettare le sue cose ed è tornata a Bangalore per prendere l’aereo.
ora sarà da poco atterrata a Colombo, capitale dello Sri Lanka, dove starà per i prossimi due mesi.

non nego il fatto che mi sia commossa..nonostante tutte le divergenze che abbiamo avuto mi sono affezionata molto a lei e siamo state l’una la spalla dell’altra in questi mesi.

è proprio vero che sentiamo la mancanza delle persone quando ci rendiamo conto di non averle più.
ora solo la luce di una candela e un canto lontano mi fanno compagnia.

Delhi (11-14 marzo)

ho sussurrato “Happy Birthday” a L. la mattina del suo compleanno appena mi sono svegliata.
siamo arrivate a Delhi di prima mattina e abbiamo contrattato un rickshaw in direzione dell’albergo dell’altro giorno ma, ovviamente siamo arrivate in un altro posto!
forse migliore, per una volta ci è andata bene e abbiamo trovato un hotel a main bazar, una via di negozi.
piena di gente, turisti, dalla prima mattina.
dopo le solite operazioni dopo una notte in treno abbiamo fatto il punto della situazione e deciso di andare a visitare il mercatino tibetano dove ci aspettavamo di poter comprare argento a un prezzo accettabile.
ma è forse il posto più caro che abbia visto finora e non c’è tanta possibilità di trattare. anzi, mi sono sembrati piuttosto scontrosi e poco pazienti. cercavo di nascosto di comprare qualcosa da aggiungere al regalo di L. (che ho comprato a Bangalore) ma, essendo sempre insieme, mi è risultato difficile.
finito il mercato abbiamo continuato a camminare, e camminando siamo arrivate in una via dove vendevano tessuto borse e sari border. L. ha fatto razzia di borse io, avendo gusti poco zingareschi, ho trovato solo tre bordi carini tra le centinaia che il mercato offriva. colori troppo sgargianti e fantasie troppo..indiane!
c’era una signora occidentale che sicuramente era lì per comprare borse da rivendere, ne acquistava una grande quantità e senza curarsi troppo di contrattare prezzi bassi.

trovandoci in zona abbiamo deciso di continuare con i mercati, khan Market e Sarojini Nagar.
entrambi misti, abbigliamento indiano e occidentale.
Zara, H&M, Desigual, Pimkie. non so se roba originale (potrebbe essere visto che la maggior parte di queste cose è confezionata qui) ma i prezzi sono per ricchi indiani o turisti. noi che ci siamo adeguate ai prezzi indiani non ci possiamo permettere di pagare questi prezzi; solo qualche volta siamo riuscite a contrattare cose per i prezzi che volevamo noi.

curiosando tra una bancarella e l’altra ci siamo rese conto che piano piano cominciavano a chiudere..l’orologio segnava le nove di sera e noi dovevamo andare a festeggiare!!!
non che avessi fame, ma il compleanno di L. e il raggiungimento di un successo come quello dello Sri Lanka vanno festeggiati!!
ristorante “The Stone”. un locale molto carino, intimo. luci soffuse, arredamento in legno scuro. ottima cena. la migliore pasta mangiata all’estero anche se ho ordinato una carbonara e di uova neanche l’ombra..ma era davvero squisita! anche le tagliatelle alla crema di carciofi e asparagi erano deliziose!
il maître è stato gentilissimo..di nascosto gli ho detto che era il compleanno di L. e gli ho chiesto se era possibile mettere una candelina sul suo dolce..che ho dovuto faticare a farle ordinare..le porzioni erano davvero abbondanti, abbiamo diviso l’insalata in due ma ci ha imbrogliato l’antipasto che ci hanno offerto..buonissimo pane fresco con paté di olive scure…casa dolce casa!
prima di cena le ho fatto trovare il mio regalo sul tavolo, con una lettera che stamattina in tutta fretta ho scritto quando mi ha lasciata sola in camera per qualche minuto.
quando è arrivata la torta al cioccolato con cioccolato bianco in mezzo con la candelina sopra lei non ha realizzato subito che fossi stata io a farcela mettere. ha pensato che l’atmosfera del locale fosse esageratamente snob e la candelina facesse parte del piatto!
quando ha capito si è un po’ commossa, e anche io.

la mattina successiva siamo andate a fare colazione nell’hotel di fronte e abbiamo conosciuto due ragazze spagnole, Esmeralda e Sonia (anche detta Fantasia)..e con loro un ragazzo italiano, Aldo.
siamo andati tutti insieme a cercare un mercato lì vicino e sulla strada ci siamo divisi per nazionalità. dopo pochi minuti che chiacchieravo con A. già non vedevo l’ora di liberarmene: mi raccontava delle sue esperienze psichedeliche in quel di Londra e delle sue filosofie di pensiero durante i suoi trip.
(ma sono discorsi da fare a una che conosci da cinque minuti?!)
il mercato era chiuso e abbiamo cambiato direzione verso Dilli Hat un mercatino in una zona chiusa..uno di quelli di artigianato tipico, ma per turisti.
all’uscita ci siamo separati. io e L. siamo andate a fare una passeggiata a Lodi Garden. un posto pacifico pulito e fuori dall’India..ma Delhi sembra fuori dall’India..è molto più pulita di tutte le altre città che ho visto finora e, in proporzione, meno caotica.
chi giocava a cricket, chi faceva jogging chi seduto su una panchina si godeva la tranquillità del parco.

ecco che l’indomani abbiamo ritrovato l’India in Delhi, abbiamo preso la Metro per andare nella parte vecchia della città. Old Delhi.
la metro, pulita gestita efficientemente con l’aria condizionata.
la tratta viene caricata su un gettone che restituisci alla fine del tuo percorso. un buon modo per evitare l’usa e getta dei biglietti.

arrivate alla nostra fermata il caos il traffico e la sporcizia ci hanno accolto in una larga strada che porta al red fort.
io e L. siamo riuscite ad entrare pagando il prezzo indiano grazie alla tessera di ICDE!!! 15 rps. VS 250!!! ma solo noi due. Esmeralda e Sonia si sono rifiutate di pagare il prezzo per i turisti e sono andate via.
(Aldo fortuntamente ha deciso di stare con gli altri due italiani, idioti come lui, che abbiamo incontrato stamattina a colazione e con cui ho subito dato il meglio di me stessa rimettendoli a loro posto dopo un loro grandioso elogio di se stessi).

la passeggiata all’interno del forte non ci ha portato via molto tempo. il museo all’interno era una mostra di fucili e monili non diversi da quelli che ogni museo solitamente offre.
l’esterno, un parco con antiche costruzioni e antichi patii. un posto gradevole per rilassarsi sdraiati sull’erba.

la strada che dal red fort porta alla moschea, la più grande di tutta l’India, ti mette davanti alla dura realtà della povertà.
sui due lati di una strada non troppo larga i troppo stanchi dormono in mezzo alla strada, i più fortunati hanno un letto o un materasso in cui dormire di notte e su cui tenere i pochi averi, spesso una pentola e un secchio e una coperta, durante il giorno quando trascorrono il loro tempo seduti lì accanto a giocare a carte o a picchiare i bambini.

un ragazzo, indiano, ci ha chiesto perché fotografassimo quel genere di cose. alla nostra risposta “l’India è anche questo!” si è innervosito e ci ha detto che non era vero, che avremo dovuto fotografare altre cose. quelle che più erano caratterizzanti dell’India!
(non ho capito se stesse scherzando o meno!)

siamo arrivate alla moschea che era orario di preghiera e quindi non ci hanno fatte entrare, abbiamo aspettato sedute sui gradini. aspettato per nulla. quando potevamo entrare ci siamo rifiutate di pagare duecento rupie per una tunica da mettere sopra i nostri vestiti, vestiti che erano assolutamente adatti al luogo in cui ci accingevamo ad entrare e non lasciavano scoperte parti del corpo che le donne musulmane tenevano coperte. solo le donne non musulmane dovevano indossarla. un modo di fare di soldi? non certo prendendoli dalle mie tasche!
peccato sembrava davvero interessante e molto molto grande ma non eravamo disposte a pagare qualcosa che non era previsto.

dal rickshaw sentivamo l’odore penetrante delle spezie dietro le serrande chiuse di Spice Market subito prima di raggiungere il mercato della frutta secca.
abbiamo scoperto un altro tipo do cocco (o forse è lo stesso ma trattato?), molto oleoso..quasi essicato.
la parte esterna era liscia, quasi come quello che usano per fare i bracciali.

siamo arrivate tardi all’appuntamento con le ragazze per l’ultimo giro vicino all’albergo. ma ci siamo ritrovate in giro e ci hanno fatto compagnia per cena nel locale accanto. falafel e birra clandestina.
non ne ho ben capito il motivo, ma qui la birra è illegale. in questo locale, sono furbi, te la portano dentro un sacchetto di tessuto che nasconda la bottiglia!

le nostre vacanze sono finite, una metro incredibilmente moderna ci ha portato all’aeroporto, anche se abbiamo dovuto fare dei giri assurdi per arrivare al nostro terminal.

domani mattina molto presto torniamo a Thoppur e L. prenderà le sue cose per iniziare il nuovo lavoro in Sri Lanka.

io resterò da sola, un bene o un male ancora non so.

Amritsar (9-10 marzo)

un viaggio lungo, forse il più lungo che abbiamo fatto finora..
ma sembra esserne valsa la pena..ci siamo già pentite di rimanere solo un giorno, perché l’atmosfera sembra incantevole.
già dal treno ci siamo rese conto di essere in Punjab..i turbanti spuntavano dai finestrini
di diverse forme e colori
alcuni più elaborati altri più semplici.

sul treno cercavo un po’ di notizie su Amritsar e ho letto sulla lonely che è possibile dormire e mangiare all’interno della struttura del tempio con gli altri pellegrini. abbiamo deciso di andare a vedere com’era e abbiamo trovato due letti, anche se non vicini. per i turisti c’è uno stanzone principale con i letti attaccati come fosse un materasso enorme e tre stanze comunicanti con altri letti. uomini e donne dormono nelle stesse stanze, e infatti io ho conosciuto il mio vicino Loki, un ragazzo australiano.
e poi il bagno, enorme. solo per la doccia un lavandino e lo scaldabagno più grande che abbia mai visto.
una doccia calda e per recuperare tempo siamo andate a visitare il tempio.
il Golden Temple dei Sikh, quello più importante per i fedeli di questa religione e meta di pellegrini da tutto il mondo.
dopo aver lasciato le scarpe nella scarpiera del mondo abbiamo iniziato il corridoio all’aperto che porta al tempio. un canaletto permette di lavarsi i piedi prima di entrare.

la prima sensazione è quella di trovarsi all’interno di una moschea.
la struttura bianca con i portici ai lati
la gente che, in fila per entrare al tempio, segue la voce che canta e prega al microfono.
il tutto molto suggestivo e ricco di spiritualità.

all’interno del tempio i sacerdoti dispongono i fiori offerti dai fedeli e a turno leggono preghiere da un libro enorme, quello originale. e alla fine del percorso si arriva a un punto in cui a tutti i fedeli è permesso prendere acqua sacra dalla piscina di nettare che sta al centro del porticato, in altri punti invece è permesso farvi il bagno. ma, credo solo gli uomini..perlomeno questo è quello che ho visto.
non sono molto informata su questa religione. quel poco che sapevo prima di entrare al tempio è che gli uomini sikh si riconoscono perché portano addosso i simboli delle “cinque K” e professano l’uguaglianza di tutti gli uomini. a ragione di questo l’ospitalità per i pellegrini e i pasti.
oltre che dai Sikh il tempio e abitato dai volontari che contribuiscono a preparare i pasti.
nella parte esterna della mensa si vedono decine di persone divise per gruppi sedute in cerchio a tagliare cipolle patate e aglio
e in un’altra zona decine di lavandini per il lavaggio delle stoviglie, sempre lavoro dei volontari.

se avremo tempo mi piacerebbe spendere un po’ di tempo lì!

come tante, la religione in sé sembra essere interessante e giusta. ma nel tempio, come in tutti i luoghi di culto in cui sono stata finora si fanno le offerte. perché si arriva sempre, in un modo o nell’altro, ai soldi?

dopo la visita siamo andate a mangiare..ci si mette in coda per prendere piatto posate, qui il riso non si mangia con le mani, e scodella per l’acqua (che io ho usato per lavarmi le mani dopo aver mangiato il thali) e si segue la coda fino ad uno stanzone dove ci si siede uno di fronte all’altro; i volontari passano con i contenitori di riso chapatti e curry e servono i fedeli. passano più volte per il bis e tris.
come sempre abbiamo attirato l’attenzione e qualcuno si è avvicinato a chiederci da dove venissimo, ma nel massimo rispetto.
come sempre accade quando ci mettiamo davanti al pc, si è fatto tardi e quando siamo arrivate in camera tutti già dormivano.
la sveglia è stata piuttosto originale: alle nove e mezzo uomini e donne sono entrati per fare le pulizie…si proprio quelle!! pensavo fosse l’alba ma Loki mi ha informata sull’orario..
abbiamo iniziato a chiacchierare, da buoni vicini (!) e ha deciso di seguire me e L. nel nostro programma per la giornata: tempio indù, particolare perché vi si recano a pregare le donne che desiderano avere i figli e cambio della guardia.
abbiamo deciso di avventurarci per la città a piedi, mai l’avessimo fatto, dopo una consistente colazione..e, dopo essere uscita dal raggio di un chilometro ( indovinando a caso quando ) ho finalmente potuto dare aria ai miei polmoni.

(ah si, ho dimenticato di scriverlo, poiché i Sikh sono estremamente contrari a fumo e alcol, questi non sono permessi nel raggio di un chilometro dal tempio, non il posto migliore per fumatori).

ho trovato il tempio originale rispetto agli altri che ho visto. un percorso obbligato ti porta sotto e sopra avanti e indietro all’aperto e al chiuso, in stanze decorate con specchi colorati a formare grandi disegni, in mezzo all’acqua.
anche qui il pasto offerto ai pellegrini, ci hanno quasi obbligato..nonostante nessuno di noi avesse fame. ma non ci siamo pentiti, un ottimo kesari ha concluso il nostro pasto.

il rientro è stato più comodo, sul sedile posteriore di un rickshaw. abbiamo prenotato il taxi per andare a vedere il cambio della guardia al confine con il Pakistan.
ci avevano detto che era divertente ma..meglio non fidarsi troppo..mai vista manifestazione più ridicola.
credo che si prendano in giro a vicenda e vinca lo stato con il pubblico più chiassoso.
non vale assolutamente le ottanta rupie pagate per il taxi, ne tanto meno il fatto di dover lasciare le borse nel taxi, visto che al confine non sono permesse.
ma se non altro abbiamo passato un’oretta schiacciati a chiacchierare durante il tragitto; io e un americano davanti in un unico sedile, L. Loki due israeliani e due indiani dietro.
delusi siamo tornati al campo base dove io e L. abbiamo preparato le ultime cose e salutato Loki prima di andare alla stazione e prendere il nostro treno di rientro per Delhi.

8 marzo

se dovessi scegliere un posto in India dove vivere probabilmente sceglierei il Punjab.
solo dopo poche ore dal mio arrivo già noto le enormi differenze.
per quanto dicono che il nord sia più povero quello che appare ai miei occhi è tutt’altro.
pulizia
ordine
servizi
sul treno per Agra, stamattina, ci hanno dato acqua e quotidiano appena siamo saliti.
quando il treno è partito hanno fatto il giro delle bevande calde, caffè o chai, e il secondo giro con una ricca colazione. tutto compreso nel prezzo. ovviamente i nostri biglietti non erano nella classe più bassa, ma neanche la più alta.
non so se questo sia dovuto all’orario della partenza, le sei di mattina, o al fatto che il treno sia sempre pieno di turisti o se, ancora, tutto questo non abbia niente a che vedere con l’ottimo servizio.

arrivate ad Agra, e lasciati i nostri zaini nel deposito della stazione ci siamo dirette verso il Taj Mahal by rickshaw.
l’ ispezione accurata delle borse non ci ha permesso di portare all’interno cibo, laptop, kit per il fumo cosicché abbiamo dovuto fare una visita al deposito borse..altre venti rupie oltre alle settecentocinquanta pagate per l’ingresso! (ovviamente il prezzo per gli indiani è ben diverso!)

anche qui, nel prezzo è compresa l’acqua e copri scarpe per i turisti. da usarsi laddove gli indiani camminano scalzi.
la prima cosa che colpisce sono i gomiti dei turisti, soprattutto indiani, sono quelli che scalpitano più di tutti per visitare il loro monumento nazionale. anche i bambini sanno cosa è il Taj Mahal.
è un enorme edificio bianco in architettura tra araba e qualcos’altro.
estremamente curato nei dettagli, sembra quasi ricamato a mano in alcuni punti.
l’interno è visitabile ma non sono ammesse fotografie. anche se lo fossero è talmente buio e la gente talmente tanta che forma un vortice di spinte..non si farebbe in tempo a scattare un clic.

ma sono comunque contenta di essere venuta, non si può passare da queste parti e non visitarlo!
entrambe ricorderemo sempre questo giorno, soprattutto L. che mentre passeggiavamo nel cortile ha avuto la bella notizia..lo Sri Lanka l’aspetta!
(e a me aspetta una settimana di vacanza lì!!)

mentre c’incamminavamo verso l’uscita abbiamo intuito di essere un’attrazione “turistica” almeno quanto il Taj Mahal. o forse siamo diventate famose senza saperlo! invece che con il romantico monumento bianco la gente ha iniziato a volersi far fotografare con noi! non era la prima volta che capitava, ma in dosi così massicce non era ancora accaduto!
abbiamo anche incontrato un gruppo di uomini con una fascia verde sulla spalla. gli abbiamo chiesto il significato e ci hanno detto che la indossano per simboleggiare che vengono dal Karnataka (o Kerala??)..in ogni caso ci siamo sentiti come vicini di casa e allora foto e strette di mano.
dopo averli salutati ci siamo stancate e siamo andate via di fretta senza più ascoltare la gente che ci fermava.
abbiamo preso un’altra uscita per visitare un’altra parte della città (quella da cui siamo arrivate non sembrava turisticamente interessante) e per andare a mangiare.

dopo un giro di perlustrazione abbiamo scelto un posticino suggerito dalla lonely planet per la sua terrazza con vista e la disponibilità di cibo internazionale.
le coincidenze hanno voluto che non ci fossero tavoli liberi all’ombra, così un uomo ci ha detto che potevamo sederci con lui e la sua fidanzata (al momento non presente al tavolo).
l’abbiamo ringraziato e ci siamo sedute, tedesco
non saprei definirne l’età, ma credo sulla cinquantina.
non so come è saltato fuori che parlasse italiano.
la fidanzata è italiana, un paese vicino a Modena..italiana???? meraviglioso posso scambiare due parole in lingua madre dal vivo!!
quando lei è tornata a sedersi, ho pensato che ci fosse qualcosa che non andava. ma non la nostra presenza. poi ho capito.
quarantadue anni, un figlio di venti(?) forse non un ottimo rapporto con lui.
un anno sabbatico per viaggiare con il suo compagno, dopo una vita di sacrifici.
L. non si è accorta della vena di tristezza nei suoi occhi e dell’amarezza nel raccontare.
questa è la maggiore difficoltà nel conoscere una lingua, riuscire a capirne le diverse sfumature le intonazioni i gesti, soprattutto per interpretare noi italiani che, dicono, gesticoliamo parecchio.

abbiamo chiacchierato del nostro progetto di quello che abbiamo fatto in questi mesi e del lavoro che ancora mi aspetta. le parole mi uscivano dalla bocca con difficoltà, metà inglese metà italiano, un po’ di confusione in testa.
è stato un incontro piacevole, anche per il fatto di aver incontrato persone adulte con cui spesso si affrontano argomenti meno di circostanza e più sostanziosi.
quando hanno finito il loro pranzo sono andati via.
e noi abbiamo ripreso a parlare dello Sri Lanka e dell’urgenza di trovare un internet point.
abbiamo speso circa tre ore al computer non curandoci dell’eventuale chiusura del deposito borse che, quando siamo tornate, alle sette e mezzo, era chiuso. fortunatamente per noi i guardiani, non credo fossero poliziotti, ci hanno aiutate.
l’uomo con le chiavi è arrivato dopo un’ora abbondante. non proprio di buon umore, con tutte le ragioni dalla sua. ma non ha voluto soldi.
oggi dobbiamo solo ringraziare che la fortuna è stata dalla nostra.

7 marzo

è spesso vero che sbagliare una volta non è sufficiente per imparare..
eppure sappiamo cosa significhi raggiungere un posto specifico in India!
abbiamo chiesto indicazioni per la fermata del bus diretto all’aeroporto a quattro persone diverse, di cui due poliziotti, e ci hanno dato quattro direzioni diverse!
intanto il tempo stringeva e l’aereo sarebbe partito anche senza di noi!

quando finalmente abbiamo trovato la fermata, l’autobus non passava..
e quando siamo arrivate in aeroporto in perfetto orario l’aereo è stato ritardato.

ma noi abbiamo comunque fatto il check in, che ha richiesto più del previsto..L. non ha pensato di mettere direttamente nel bagaglio da imbarcare tute le cose che non poteva portare sull’aereo..
quindi, come al solito, la fila dietro di noi e lei a trasferire roba dal suo al mio zaino ma si è dimenticata l’iniezione..quindi siamo dovute tornare indietro farci riportare lo zaino indietro..
..abbiamo fatto fare due risate allo staff della compagnia..

ecco che poi le assurdità dell’India ricompaiono..
una volta entrate in aeroporto non siamo più potute uscire..e, naturalmente, nessuna area per fumatori all’interno..e se l’aereo fosse stato ritardato dieci ore come mi è successo a Milano?!

niente sigaretta..un sacco di tempo prima del volo..passiamo i controlli e ci facciamo un giro?!
per ogni bagaglio a mano vogliono una targhetta su cui mettere un timbro di controllo effettuato e superato..niente accendini ma ti puoi portare appresso una bidone d’acqua se vuoi.

l’ arrivo a Delhi è stato emozionante, più di quanto pensassi.
sono rimasta attaccata al finestrino dal momento in cui ho visto le luci di quella che sembrava essere una piccola isola cibernetica, o un immenso microchip fino al momento dell’atterraggio.
file di luci più forti collegate tra loro da file di luci deboli.
una distesa enorme di luci, Champs Elysées indiani e fuochi d’artificio scoppiavano da ogni angolo della città. i fari delle macchine come le lucine dell’albero di natale, quelle che scorrono nei tubi trasparenti.

come sempre, quando esco dalle porte riservate ai passeggeri, l’emozione mi ha colto come se ci fosse qualcuno ad aspettarmi. ma, ovviamente nessuno era lì a sorridermi e darmi il benvenuto.

da quel poco che siamo riuscite a vedere dal bus la città appare più cosmopolita, più moderna nel senso occidentale del termine ma lo stato disastroso dei marciapiedi ti ricorda che sei in India.

un piccolo parchetto costeggiante la strada mi ha colpito in particolar modo per essere illuminato da fiaccole, credo fosse dedicato a Madre Teresa.

l’autobus ci ha portate alla stazione da dove domani prenderemo il treno per Agra, abbiamo deciso di cercare un albergo qui vicino visto che il treno è all’alba.
la ragazza che stava seduta affianco a noi in aereo ce ne ha consigliato uno ma era al completo, da lì con un rickshaw ci hanno mandato in un altro ma era troppo costoso e camminando un po’ abbiamo trovato una di quelle bettole in cui siamo solite dormire noi..
i gestori sembrano usciti da un film horror.
il più allucinato, più basso di L. (che è più bassa di me), ha le cornee venate di rosso i capelli rossastri tinti con l’henné e ride come uno psicopatico ad ogni cosa che gli viene detta,
un ragazzino che non avrà più di quindici anni aiuta l’uomo che sta alla reception che, non fosse per il colore verde e le cicatrici, potrebbe essere scambiato per la creatura di Frankenstein, spalle quadrate e stessa capigliatura!
ci siamo fatte quattro risate e assicurate che la porta della nostra stanza fosse ben chiusa.

lunedì 14 marzo 2011

consumismo o beneficenza? un’ autocritica. ( 6 marzo II)

rifletto sull’essere “una macchina per spendere soldi”, come ci definisce L.
non che spenda i soldi come fossero noccioline, ma mi sento, ora più che mai, in colpa quando compro cose che qui, mi rendo conto, non sono accessibili a tutti.
uno dei miei obiettivi, venendo qui, è anche quello di ridimensionare la parte consumistica di me e rivalutare tutto ciò che, per quanto fosse già importante prima, ha davvero maggiore importanza nella vita. ma non sono sicura di essere sulla giusta strada per perseguire questo mio proposito.

da quando sono arrivata ad oggi, le cose futili che ho comprato e quelle che ho comprato senza averne bisogno sono numerose.
è vero che non sono qui per diventare un modello di vita ma per me stessa,
per quello che vedo ogni giorno perché so che se i miei bambini hanno bisogno di me è perché le loro famiglie non hanno il denaro per crescerli,molti non hanno da mangiare per loro stessi figurati per i loro figli. molti di loro, quelli provenienti dal Bihar, sono stati tolti dalla strada; ma sono solo un infinitesima parte, quella più fortunata, di quelli che in India continuano a vivere così
senza cibo
senza tetto
senza istruzione
senza la possibilità di crearsi un futuro, non un futuro brillante ma che semplicemente gli permetta di sostentarsi da soli.
diventeranno creatori e genitori di altri figli come loro stessi sono ora, una macchina per produrre povertà senza sosta.
quelli che i genitori ce li hanno, quelli che vengono mandati nelle strade da uomini cattivi per portare soldi in cambio di meno bastonate
quelli che sono rimasti soli, perché la fame o le malattie gli hanno portato via genitori e fratelli, nonni e zii.

l’elemosina qui è un modo per andare avanti, ma è noto che non la si deve favorire e di certo non posso togliere i bambini dalla strada per dargli una vita migliore, non io.
non ne ho l'autorità né la possibilità.

cosa posso fare per loro? il mio lavoro lo sto già dedicando a qualcuno che ne ha bisogno,
e se i negozi di commercio equo-solidale sono un’altra via per aiutarli, vengo meno al mio proposito di migliorare me stessa in questo senso?

in un modo o nell’altro l’economia gira..questi negozi aiutano le ONG, le ONLUS, gli istituti che appoggiano.
quelli normali vendendo vanno avanti..

è solo un modo per sentirsi meno in colpa?

6 marzo I

che non si dica che non aiutiamo questo paese!
tra sei mesi di volontariato e shopping di beneficenza in negozi di commercio equo e solidale..potremo essere acclamate come benefattrici!!
ne abbiamo girato tre o quattro oggi..
il commercio equo-solidale è una buona causa, quindi la scusa è buona ma, come sempre, non ho visto Bangalore..
ci sarà, almeno, un’altra occasione di tornare!



S. è sta molto paziente. non so quanto fosse realmente interessata a fare shopping, anche se alla fine anche lei ha ceduto..ma c’è il campionato mondiale di cricket e voleva tornare a casa nel primo pomeriggio poi invece una cosa tira l’altra..una vetrina più una meno e abbiamo cenato fuori.

ristorante italiano.

cannelloni
gnocchi al pesto
pasta alla puttanesca

potrei quasi complimentarmi,
se è vero che la pasta dei cannelloni era fatta in casa come scritto sul menù..
se la besciamella avesse avuto la giusta quantità di sale
se il ripieno fosse stato un po’ più equilibrato..un po’ più della cara costosa ricotta avrebbe fatto la differenza..
gli altri piatti non erano perfetti, ma ben curati
poiché siamo molto lontani dall’Italia e, soprattutto, essendo in India, ho lasciato un feedback positivo nella scheda che cortesemente ti chiedono di compilare.
un bicchiere di vino rosso sarebbe stato d’obbligo non fosse per i prezzi e la dubbia qualità del vino italiano disponibile..
un caro vecchio vino sardo e alquanto difficile da trovare qui, e non potrei permettermelo..
ma, per favore, non fatemelo mancare quando torno a casa!
(dovrei preparare una cortese lista di cose??)
alcune, inaspettatamente, mi mancano più di altre..altre affatto.

è la mia prova di sopravvivenza all’estero..
non è il posto più semplice per sperimentare..
gli ingredienti per cucinare sono difficili da trovare e molto più costosi
e la cucina qui è poco varia da non permettere di voler conoscere sempre di più.
(è varia, ma meno della nostra..anche in quanto a sapori)

quindi il risultato è che, presuntuosamente, penso di poter sopravvivere ovunque..
se non mi si manda nella foresta amazzonica o nella giungla!

(non mi ci vedo a mandar giù cavallette e larve di farfalla!)

se il Tibet non viene da te, vai tu da lui! (5 marzo)

non so come in Tibet festeggino il capodanno ma a Bylakuppe non c’era il grande festival che ci aspettavamo!

la colonia tibetana è una comunità dentro Bylakuppe, in una parte separata della città.
un mondo a parte, diversi tratti fisionomici diversa lingua diverso abbigliamento
palpebre inesistenti occhi allungati pelle chiara
l’arancio e il rosso predominano tra i colori che svolazzano nelle strade lì intorno

ho scoperto che anche le donne possono darsi alla vita religiosa e diventare monache

all’interno del Golden Temple (in India sono due, l’altro andremo a visitarlo nei prossimi giorni ad Amritsar, in Punjab) è dove davvero si respira l’atmosfera di una cultura diversa..
soprattutto, di una religione diversa
l’offerta dei tessuti bianchi.
A chi?
Buddha non è un dio. nessuno lo prega. i buddisti meditano.
le preghiere stampate sulle bandiere colorate appese come a festa all’aperto tra i rami degli alberi.

chiacchierando e camminando abbiamo girato un po’ per la colonia,
stradine strette
deserte
conducono agli ingressi delle abitazioni che non stanno sulle strade principali.
tutte bianche
i collegi colorati di tinte forti vivaci.

per quanto non ci fosse alcun festival, dopo questo assaggio il Tibet mi chiama ancora più di prima!

4 marzo

alla fine mi sono addormentata, come sempre..
ho finito lo zaino alle tre e mezzo alle cinque meno un quarto la sveglia ma un po’ dovevo dormire..
L. ha provato a svegliarmi per circa mezz’ora ma alla fine mi sono alzata..
il tragitto da casa alla stazione mi ha svegliato completamente, per l’aria gelida che mi arrivava sul viso.
il treno, affollato, sembra più lento del solito e dormire non è affatto possibile per me.
a Bangalore ci aspetta Susanna e, insieme, prenderemo il treno per andare a Mysore e poi a Kushalnagar, vicino a Bylakuppe..dove c’è la colonia tibetana; lì non possiamo dormire perché serve un permesso speciale.

eccoci sul treno per Mysore.
L. è andata a dormire in uno dei letti che stanno sopra di noi dopo aver parlato per un’ora di sé stessa.
è inutile quando attacca, non si ferma finché non finisce!
sono rimasta da sola con S. abbiamo fatto due chiacchiere ma, si sa come sono, o bisogno di tempo..e forse anche lei..e ogni tanto, un po’ di silenzio è piacevole..
quando L. dorme.

il viaggio sembrava non finire più l’autobus è arrivato a Kushalnagar che era già passata l’ora di cena..e ci siamo accontentate della prima guest house che abbiamo trovato, con il lavandino del bagno spaccato.
ma la stanchezza si fa sentire e non m’importa dove le mie stanche membra riposeranno stanotte, basta che riposino!

3 marzo

quella che vedo ogni notte è la terra bagnata..
non c’è nulla che faccia da contrasto con la luce e provochi macchie d’ombra come immaginavo che accadesse.
me ne sono resa conto perché la parte superiore della faccia che io attribuivo ad un essere maligno stanotte è più piccola.
ma la forma è sempre la stessa..ciò significa che l’acqua disegna sempre gli stessi tratti in quel pezzo di terra…
è affascinante, a pensarci.

perdendomi in questi pensieri ho realizzato che domani partiamo e lo zaino non è ancora pronto.
in compenso l’insalata di patate bruciate domani sarà molto saporita!!
L. ha messo le patate a bollire in mezza pentola d’acqua che si è assorbita molto velocemente dopo che ha iniziato a bollire..così quando sono tornata in cucina a controllarle la pentola era forse sul punto di scoppiare!!
puzza di bruciato e la pentola nera, come le patate!

2 marzo

non tarderò a diventare pazza se continuo così..
lavatrici lavatrici lavatrici, questo è quello che ho fatto oggi..

ah si, dimenticavo..i massaggi ad Alok con il balsamo di tigre..da avantieri ha iniziato a sentire dolori in tutto il corpo, specie nelle braccia e nelle spalle..e Sonu qualche giorno fa ha avuto lo stesso problema..
sarà causato dall’alimentazione?
devo cercare di fare di meglio quando torniamo dal viaggio..
quando sarò sola
quando l’assenza di L. mi lascerà fare quello che credo essere meglio..
(sicuramente meno polveri in scatola e più frutta, è meglio anche per me, devo rivedere la mia dieta alimentare!!)

David ieri ha portato il nuovo letto a castello e oggi l’abbiamo sistemato nelle camera delle ragazze..
le intenzioni erano nuovi letti, nuovi materassi, quelli che abbiamo comprato noi a Dharmapuri
ma mai fila tutto liscio.
la busta del materasso, sigillato, era piena di lanetta, quella che usano per imbottire i materassi..
eh si! un amico topo si è fatto la tana dentro o forse si è solo divertito a farsi i denti.
comunque era troppo grande per il nuovo letto, quindi l’abbiamo scambiato con quello di L. (dopo aver sfrattato il topo).

e abbiamo iniziato la nuova operazione anti-susù (susù=pipì, come anche one toilet) nel letto di Prianka con la traverse da un lato assorbente dall’altro plastica e le abbiamo spegato come funzionasse.

un materasso un po’ rovinato ma riparabile, doppie lenzuola per tutte le ragazze e antisusù per P.
bilancio della giornata?? posititivo!!!

lunedì 7 marzo 2011

1 marzo

a volte penso che tutto il lavoro che stiamo facendo qui non serva che a dare una lavatrice e un armadio a questi bambini.
manchiamo tre giorni e tutto torna ad essere come prima.
capelli sporchi,
tamil in cucina
disordine ovunque
la piscina scoperta

suppongo che a luglio ci sarà il caos più totale se qualche volontario non prenderà il mio posto!

e, purtroppo, il disordine non mi aiuta..è come se nella mia testa si proiettasse lo stesso disordine che vedono i miei occhi.
e sembra che K. e J. non siano in grado di far rispettare le regole..forse perché sono le prime a non rispettarle?!

28 febbraio

se prima l’idea di viaggiare in treno mi allettava..
dopo questi tre mesi, e tutti i treni su cui sono stata e starò
non mi mancherà di certo!

oggi siamo capitate nei sedili singoli uno di fronte all’altro..
no spazio
prendi colpi dalla gente che passa per il corridoio
e non puoi muoverti.

cinque noiosissime lunghissime ore
ma almeno ho finito il mio libro, almeno. bilancio positivo.
e non ho più scuse, devo iniziare leggere in inglese.

(anche se ho un sacco di libri in italiano e solo due in inglese, per il tempo che mi ci vorrà a leggerne uno in lingua potrebbe non essercene un prossimo!)

siamo arrivate a casa che i bambini dormivano quasi tutti..
in posizioni più o meno divertenti..
russavano.
qualcuno sotto le coperte, qualcuno mezzo nudo per il caldo

ma tutti così incredibilmente piccoli, gracili, fragili.

CHENNAI: pane prosciutto e ospitalità (25-26-27 febbraio)

non so da dove cominciare a raccontare di questo delizioso (in tutti i sensi) weekend.
dall’autentica pizza italiana, sottile con la salsiccia fresca o i wurstel e la birra fresca che hanno aperto il weekend, a cena a casa di Patu (Patricia) Pedro e Alberto, il cane?
dalla fantastica ospitalità che ci hanno offerto?
(mi sono sentita come a casa mia..apri il frigo, prendi quello che vuoi..fruga nella dispensa..tuffati in piscina quando vuoi)
il fortissimo profumo di caffè lavazza fatto con la moka che mi ha svegliato?
o forse, ciò che più di tutto mi è mancato, il dolce morbido sapore grasso del prosciutto crudo e le fave cucinate con la pancetta???

potrei iniziare da uno qualunque di questi lontani ricordi che, nella mia mente, mi riportavano a casa..
ma c’è tanto altro..

la cortesia di Patu, nell’accompagnarci alle poste
la sua pazienza nell’aspettare che rivoltassimo tutto il negozio di commercio equosolidale nella baraccopoli della città
e l’entusiasmo nel consigliarci cose vedere durante il nostro, ormai prossimo, viaggio a Dehli

ma anche la gentilezza della coppia di loro amici che, tornando a vivere in Spagna, hanno invitato anche noi alla loro cena d’addio..
(per L. deve essere stato impagabile poter parlare liberamente spagnolo per tre giorni..io mi sono sforzata di capire il più possibile..se fossi stata al suo posto avrei desiderato parlare italiano..dal vivo con qualcuno, non so più cosa significa!)

la piacevole giornata passata a Mamallapuram, località turistica sul mare..
il mare che mi ha riportato a casa..una spiaggia non altrettanto pulita ma molto simile.
il mare che mi ha messo un po’ di malinconia..ma solo per un attimo, ripensando alle innumerevoli passeggiate per marina piccola..estate, inverno, costume o maglione.

ma si sa, solo nelle favole tutto è perfetto..

il pesce che abbiamo ordinato a Mamallapuram non era affatto saporito
era saporita, invece, la birra che il mio pc ha bevuto..quasi mezzo bicchiere
ventiquattrore di K.O. in stato di ubriachezza preoccupante.
ma si è ripreso.

e tutto, come nelle favole, si è risolto al meglio.

24 febbraio

L. sta di nuovo male…probabilmente è in ansia per lo Sri Lanka..
ancora non le hanno dato una risposta definitiva..pare che non sia certo che possa andarci..
e la dermatite che ha nel piede peggiora..tira fuori sempre più acqua e sta diventando disgustosa!
devo dire che è più teatrale di quanto pensassi..o forse ha solo bisogno di essere coccolata e rassicurata..

il suo malessere significa il doppio del lavoro per me..e così continuo a vedere cosa significherà quando sarò sola..se adesso non ho tempo di fare tutto quello che vorrei..non oso immaginare tra un mese!
probabilmente organizzando meglio le mie giornate potrei riuscire a ottimizzare il tutto..magari anche cercando di farmi aiutare di più da K. che sarà costretta a fare di più..

a scuola, oggi e domani, ci sono le competizioni sportive..
corsa semplice, corsa con il cucchiaio e il limone in bocca..
quindi niente compiti per domani..ci siamo allenati con il cucchiai, per domani..

e abbiamo fatto il bagno in piscina..
si, finalmente gliel’abbiamo data..anche se non siamo riusciti a trovare costumi per tutte..la biancheria e una canottiera per le più piccole dovrebbe essere sufficiente per ora.

nel frattempo continueremo a cercare i costumi per tutte..

domani andiamo a Chennai (o Madras, il nome indiano), la capitale del Tamil Nadu e quarta città dell’India..
iniziamo a spedire un po’ di roba in Italia e Spagna..
e ci godiamo il fine settimana in una casa con piscina..dagli amici di L.
un po’ di rapporti all’occidentale ogni tanto fanno piacere!