ho sussurrato “Happy Birthday” a L. la mattina del suo compleanno appena mi sono svegliata.
siamo arrivate a Delhi di prima mattina e abbiamo contrattato un rickshaw in direzione dell’albergo dell’altro giorno ma, ovviamente siamo arrivate in un altro posto!
forse migliore, per una volta ci è andata bene e abbiamo trovato un hotel a main bazar, una via di negozi.
piena di gente, turisti, dalla prima mattina.
dopo le solite operazioni dopo una notte in treno abbiamo fatto il punto della situazione e deciso di andare a visitare il mercatino tibetano dove ci aspettavamo di poter comprare argento a un prezzo accettabile.
ma è forse il posto più caro che abbia visto finora e non c’è tanta possibilità di trattare. anzi, mi sono sembrati piuttosto scontrosi e poco pazienti. cercavo di nascosto di comprare qualcosa da aggiungere al regalo di L. (che ho comprato a Bangalore) ma, essendo sempre insieme, mi è risultato difficile.
finito il mercato abbiamo continuato a camminare, e camminando siamo arrivate in una via dove vendevano tessuto borse e sari border. L. ha fatto razzia di borse io, avendo gusti poco zingareschi, ho trovato solo tre bordi carini tra le centinaia che il mercato offriva. colori troppo sgargianti e fantasie troppo..indiane!
c’era una signora occidentale che sicuramente era lì per comprare borse da rivendere, ne acquistava una grande quantità e senza curarsi troppo di contrattare prezzi bassi.
trovandoci in zona abbiamo deciso di continuare con i mercati, khan Market e Sarojini Nagar.
entrambi misti, abbigliamento indiano e occidentale.
Zara, H&M, Desigual, Pimkie. non so se roba originale (potrebbe essere visto che la maggior parte di queste cose è confezionata qui) ma i prezzi sono per ricchi indiani o turisti. noi che ci siamo adeguate ai prezzi indiani non ci possiamo permettere di pagare questi prezzi; solo qualche volta siamo riuscite a contrattare cose per i prezzi che volevamo noi.
curiosando tra una bancarella e l’altra ci siamo rese conto che piano piano cominciavano a chiudere..l’orologio segnava le nove di sera e noi dovevamo andare a festeggiare!!!
non che avessi fame, ma il compleanno di L. e il raggiungimento di un successo come quello dello Sri Lanka vanno festeggiati!!
ristorante “The Stone”. un locale molto carino, intimo. luci soffuse, arredamento in legno scuro. ottima cena. la migliore pasta mangiata all’estero anche se ho ordinato una carbonara e di uova neanche l’ombra..ma era davvero squisita! anche le tagliatelle alla crema di carciofi e asparagi erano deliziose!
il maître è stato gentilissimo..di nascosto gli ho detto che era il compleanno di L. e gli ho chiesto se era possibile mettere una candelina sul suo dolce..che ho dovuto faticare a farle ordinare..le porzioni erano davvero abbondanti, abbiamo diviso l’insalata in due ma ci ha imbrogliato l’antipasto che ci hanno offerto..buonissimo pane fresco con paté di olive scure…casa dolce casa!
prima di cena le ho fatto trovare il mio regalo sul tavolo, con una lettera che stamattina in tutta fretta ho scritto quando mi ha lasciata sola in camera per qualche minuto.
quando è arrivata la torta al cioccolato con cioccolato bianco in mezzo con la candelina sopra lei non ha realizzato subito che fossi stata io a farcela mettere. ha pensato che l’atmosfera del locale fosse esageratamente snob e la candelina facesse parte del piatto!
quando ha capito si è un po’ commossa, e anche io.
la mattina successiva siamo andate a fare colazione nell’hotel di fronte e abbiamo conosciuto due ragazze spagnole, Esmeralda e Sonia (anche detta Fantasia)..e con loro un ragazzo italiano, Aldo.
siamo andati tutti insieme a cercare un mercato lì vicino e sulla strada ci siamo divisi per nazionalità. dopo pochi minuti che chiacchieravo con A. già non vedevo l’ora di liberarmene: mi raccontava delle sue esperienze psichedeliche in quel di Londra e delle sue filosofie di pensiero durante i suoi trip.
(ma sono discorsi da fare a una che conosci da cinque minuti?!)
il mercato era chiuso e abbiamo cambiato direzione verso Dilli Hat un mercatino in una zona chiusa..uno di quelli di artigianato tipico, ma per turisti.
all’uscita ci siamo separati. io e L. siamo andate a fare una passeggiata a Lodi Garden. un posto pacifico pulito e fuori dall’India..ma Delhi sembra fuori dall’India..è molto più pulita di tutte le altre città che ho visto finora e, in proporzione, meno caotica.
chi giocava a cricket, chi faceva jogging chi seduto su una panchina si godeva la tranquillità del parco.
ecco che l’indomani abbiamo ritrovato l’India in Delhi, abbiamo preso la Metro per andare nella parte vecchia della città. Old Delhi.
la metro, pulita gestita efficientemente con l’aria condizionata.
la tratta viene caricata su un gettone che restituisci alla fine del tuo percorso. un buon modo per evitare l’usa e getta dei biglietti.
arrivate alla nostra fermata il caos il traffico e la sporcizia ci hanno accolto in una larga strada che porta al red fort.
io e L. siamo riuscite ad entrare pagando il prezzo indiano grazie alla tessera di ICDE!!! 15 rps. VS 250!!! ma solo noi due. Esmeralda e Sonia si sono rifiutate di pagare il prezzo per i turisti e sono andate via.
(Aldo fortuntamente ha deciso di stare con gli altri due italiani, idioti come lui, che abbiamo incontrato stamattina a colazione e con cui ho subito dato il meglio di me stessa rimettendoli a loro posto dopo un loro grandioso elogio di se stessi).
la passeggiata all’interno del forte non ci ha portato via molto tempo. il museo all’interno era una mostra di fucili e monili non diversi da quelli che ogni museo solitamente offre.
l’esterno, un parco con antiche costruzioni e antichi patii. un posto gradevole per rilassarsi sdraiati sull’erba.
la strada che dal red fort porta alla moschea, la più grande di tutta l’India, ti mette davanti alla dura realtà della povertà.
sui due lati di una strada non troppo larga i troppo stanchi dormono in mezzo alla strada, i più fortunati hanno un letto o un materasso in cui dormire di notte e su cui tenere i pochi averi, spesso una pentola e un secchio e una coperta, durante il giorno quando trascorrono il loro tempo seduti lì accanto a giocare a carte o a picchiare i bambini.
un ragazzo, indiano, ci ha chiesto perché fotografassimo quel genere di cose. alla nostra risposta “l’India è anche questo!” si è innervosito e ci ha detto che non era vero, che avremo dovuto fotografare altre cose. quelle che più erano caratterizzanti dell’India!
(non ho capito se stesse scherzando o meno!)
siamo arrivate alla moschea che era orario di preghiera e quindi non ci hanno fatte entrare, abbiamo aspettato sedute sui gradini. aspettato per nulla. quando potevamo entrare ci siamo rifiutate di pagare duecento rupie per una tunica da mettere sopra i nostri vestiti, vestiti che erano assolutamente adatti al luogo in cui ci accingevamo ad entrare e non lasciavano scoperte parti del corpo che le donne musulmane tenevano coperte. solo le donne non musulmane dovevano indossarla. un modo di fare di soldi? non certo prendendoli dalle mie tasche!
peccato sembrava davvero interessante e molto molto grande ma non eravamo disposte a pagare qualcosa che non era previsto.
dal rickshaw sentivamo l’odore penetrante delle spezie dietro le serrande chiuse di Spice Market subito prima di raggiungere il mercato della frutta secca.
abbiamo scoperto un altro tipo do cocco (o forse è lo stesso ma trattato?), molto oleoso..quasi essicato.
la parte esterna era liscia, quasi come quello che usano per fare i bracciali.
siamo arrivate tardi all’appuntamento con le ragazze per l’ultimo giro vicino all’albergo. ma ci siamo ritrovate in giro e ci hanno fatto compagnia per cena nel locale accanto. falafel e birra clandestina.
non ne ho ben capito il motivo, ma qui la birra è illegale. in questo locale, sono furbi, te la portano dentro un sacchetto di tessuto che nasconda la bottiglia!
le nostre vacanze sono finite, una metro incredibilmente moderna ci ha portato all’aeroporto, anche se abbiamo dovuto fare dei giri assurdi per arrivare al nostro terminal.
domani mattina molto presto torniamo a Thoppur e L. prenderà le sue cose per iniziare il nuovo lavoro in Sri Lanka.
io resterò da sola, un bene o un male ancora non so.
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