se dovessi scegliere un posto in India dove vivere probabilmente sceglierei il Punjab.
solo dopo poche ore dal mio arrivo già noto le enormi differenze.
per quanto dicono che il nord sia più povero quello che appare ai miei occhi è tutt’altro.
pulizia
ordine
servizi
sul treno per Agra, stamattina, ci hanno dato acqua e quotidiano appena siamo saliti.
quando il treno è partito hanno fatto il giro delle bevande calde, caffè o chai, e il secondo giro con una ricca colazione. tutto compreso nel prezzo. ovviamente i nostri biglietti non erano nella classe più bassa, ma neanche la più alta.
non so se questo sia dovuto all’orario della partenza, le sei di mattina, o al fatto che il treno sia sempre pieno di turisti o se, ancora, tutto questo non abbia niente a che vedere con l’ottimo servizio.
arrivate ad Agra, e lasciati i nostri zaini nel deposito della stazione ci siamo dirette verso il Taj Mahal by rickshaw.
l’ ispezione accurata delle borse non ci ha permesso di portare all’interno cibo, laptop, kit per il fumo cosicché abbiamo dovuto fare una visita al deposito borse..altre venti rupie oltre alle settecentocinquanta pagate per l’ingresso! (ovviamente il prezzo per gli indiani è ben diverso!)
anche qui, nel prezzo è compresa l’acqua e copri scarpe per i turisti. da usarsi laddove gli indiani camminano scalzi.
la prima cosa che colpisce sono i gomiti dei turisti, soprattutto indiani, sono quelli che scalpitano più di tutti per visitare il loro monumento nazionale. anche i bambini sanno cosa è il Taj Mahal.
è un enorme edificio bianco in architettura tra araba e qualcos’altro.
estremamente curato nei dettagli, sembra quasi ricamato a mano in alcuni punti.
l’interno è visitabile ma non sono ammesse fotografie. anche se lo fossero è talmente buio e la gente talmente tanta che forma un vortice di spinte..non si farebbe in tempo a scattare un clic.
ma sono comunque contenta di essere venuta, non si può passare da queste parti e non visitarlo!
entrambe ricorderemo sempre questo giorno, soprattutto L. che mentre passeggiavamo nel cortile ha avuto la bella notizia..lo Sri Lanka l’aspetta!
(e a me aspetta una settimana di vacanza lì!!)
mentre c’incamminavamo verso l’uscita abbiamo intuito di essere un’attrazione “turistica” almeno quanto il Taj Mahal. o forse siamo diventate famose senza saperlo! invece che con il romantico monumento bianco la gente ha iniziato a volersi far fotografare con noi! non era la prima volta che capitava, ma in dosi così massicce non era ancora accaduto!
abbiamo anche incontrato un gruppo di uomini con una fascia verde sulla spalla. gli abbiamo chiesto il significato e ci hanno detto che la indossano per simboleggiare che vengono dal Karnataka (o Kerala??)..in ogni caso ci siamo sentiti come vicini di casa e allora foto e strette di mano.
dopo averli salutati ci siamo stancate e siamo andate via di fretta senza più ascoltare la gente che ci fermava.
abbiamo preso un’altra uscita per visitare un’altra parte della città (quella da cui siamo arrivate non sembrava turisticamente interessante) e per andare a mangiare.
dopo un giro di perlustrazione abbiamo scelto un posticino suggerito dalla lonely planet per la sua terrazza con vista e la disponibilità di cibo internazionale.
le coincidenze hanno voluto che non ci fossero tavoli liberi all’ombra, così un uomo ci ha detto che potevamo sederci con lui e la sua fidanzata (al momento non presente al tavolo).
l’abbiamo ringraziato e ci siamo sedute, tedesco
non saprei definirne l’età, ma credo sulla cinquantina.
non so come è saltato fuori che parlasse italiano.
la fidanzata è italiana, un paese vicino a Modena..italiana???? meraviglioso posso scambiare due parole in lingua madre dal vivo!!
quando lei è tornata a sedersi, ho pensato che ci fosse qualcosa che non andava. ma non la nostra presenza. poi ho capito.
quarantadue anni, un figlio di venti(?) forse non un ottimo rapporto con lui.
un anno sabbatico per viaggiare con il suo compagno, dopo una vita di sacrifici.
L. non si è accorta della vena di tristezza nei suoi occhi e dell’amarezza nel raccontare.
questa è la maggiore difficoltà nel conoscere una lingua, riuscire a capirne le diverse sfumature le intonazioni i gesti, soprattutto per interpretare noi italiani che, dicono, gesticoliamo parecchio.
abbiamo chiacchierato del nostro progetto di quello che abbiamo fatto in questi mesi e del lavoro che ancora mi aspetta. le parole mi uscivano dalla bocca con difficoltà, metà inglese metà italiano, un po’ di confusione in testa.
è stato un incontro piacevole, anche per il fatto di aver incontrato persone adulte con cui spesso si affrontano argomenti meno di circostanza e più sostanziosi.
quando hanno finito il loro pranzo sono andati via.
e noi abbiamo ripreso a parlare dello Sri Lanka e dell’urgenza di trovare un internet point.
abbiamo speso circa tre ore al computer non curandoci dell’eventuale chiusura del deposito borse che, quando siamo tornate, alle sette e mezzo, era chiuso. fortunatamente per noi i guardiani, non credo fossero poliziotti, ci hanno aiutate.
l’uomo con le chiavi è arrivato dopo un’ora abbondante. non proprio di buon umore, con tutte le ragioni dalla sua. ma non ha voluto soldi.
oggi dobbiamo solo ringraziare che la fortuna è stata dalla nostra.
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