giovedì 24 marzo 2011

7 marzo

è spesso vero che sbagliare una volta non è sufficiente per imparare..
eppure sappiamo cosa significhi raggiungere un posto specifico in India!
abbiamo chiesto indicazioni per la fermata del bus diretto all’aeroporto a quattro persone diverse, di cui due poliziotti, e ci hanno dato quattro direzioni diverse!
intanto il tempo stringeva e l’aereo sarebbe partito anche senza di noi!

quando finalmente abbiamo trovato la fermata, l’autobus non passava..
e quando siamo arrivate in aeroporto in perfetto orario l’aereo è stato ritardato.

ma noi abbiamo comunque fatto il check in, che ha richiesto più del previsto..L. non ha pensato di mettere direttamente nel bagaglio da imbarcare tute le cose che non poteva portare sull’aereo..
quindi, come al solito, la fila dietro di noi e lei a trasferire roba dal suo al mio zaino ma si è dimenticata l’iniezione..quindi siamo dovute tornare indietro farci riportare lo zaino indietro..
..abbiamo fatto fare due risate allo staff della compagnia..

ecco che poi le assurdità dell’India ricompaiono..
una volta entrate in aeroporto non siamo più potute uscire..e, naturalmente, nessuna area per fumatori all’interno..e se l’aereo fosse stato ritardato dieci ore come mi è successo a Milano?!

niente sigaretta..un sacco di tempo prima del volo..passiamo i controlli e ci facciamo un giro?!
per ogni bagaglio a mano vogliono una targhetta su cui mettere un timbro di controllo effettuato e superato..niente accendini ma ti puoi portare appresso una bidone d’acqua se vuoi.

l’ arrivo a Delhi è stato emozionante, più di quanto pensassi.
sono rimasta attaccata al finestrino dal momento in cui ho visto le luci di quella che sembrava essere una piccola isola cibernetica, o un immenso microchip fino al momento dell’atterraggio.
file di luci più forti collegate tra loro da file di luci deboli.
una distesa enorme di luci, Champs Elysées indiani e fuochi d’artificio scoppiavano da ogni angolo della città. i fari delle macchine come le lucine dell’albero di natale, quelle che scorrono nei tubi trasparenti.

come sempre, quando esco dalle porte riservate ai passeggeri, l’emozione mi ha colto come se ci fosse qualcuno ad aspettarmi. ma, ovviamente nessuno era lì a sorridermi e darmi il benvenuto.

da quel poco che siamo riuscite a vedere dal bus la città appare più cosmopolita, più moderna nel senso occidentale del termine ma lo stato disastroso dei marciapiedi ti ricorda che sei in India.

un piccolo parchetto costeggiante la strada mi ha colpito in particolar modo per essere illuminato da fiaccole, credo fosse dedicato a Madre Teresa.

l’autobus ci ha portate alla stazione da dove domani prenderemo il treno per Agra, abbiamo deciso di cercare un albergo qui vicino visto che il treno è all’alba.
la ragazza che stava seduta affianco a noi in aereo ce ne ha consigliato uno ma era al completo, da lì con un rickshaw ci hanno mandato in un altro ma era troppo costoso e camminando un po’ abbiamo trovato una di quelle bettole in cui siamo solite dormire noi..
i gestori sembrano usciti da un film horror.
il più allucinato, più basso di L. (che è più bassa di me), ha le cornee venate di rosso i capelli rossastri tinti con l’henné e ride come uno psicopatico ad ogni cosa che gli viene detta,
un ragazzino che non avrà più di quindici anni aiuta l’uomo che sta alla reception che, non fosse per il colore verde e le cicatrici, potrebbe essere scambiato per la creatura di Frankenstein, spalle quadrate e stessa capigliatura!
ci siamo fatte quattro risate e assicurate che la porta della nostra stanza fosse ben chiusa.

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