Sola
seduta sui gradini,
fuori dal mio alloggio,
il suono di una chitarra solitaria accompagna la fine della mia giornata mentre fumo una sigaretta indiana.
È un ritmo triste,
o forse lo sono io.
Frustrazione
È quello di che sento oggi.
Non ero pronta per questo,
non ora.
Quaranta persone in una stanza,
parlano un inglese così sciolto
come stare in una stanza con quaranta cinesi
frustrante non capire
aver paura di parlare
(meglio stare zitti che dire sciocchezze)
partecipo ad un campus di metà progetto,
ma sono appena arrivata
gli altri hanno dei lavori da fare riguardo le loro esperienze
e io non ho nulla da dire,
nulla da commentare,
nulla da confrontare
sono la più vecchia,
ma mi sento così “piccola”
davanti a questi ragazzi così giovani,
diciannove…ventidue anni.
Sikitikis.
Ho voglia di casa,
ho bisogno di casa.
Ma non voglio trasmettere questo mio malumore a nessuno,
non ora
e così non mi va di chiamare casa,
per quanto sia un controsenso.
Mi voglio risollevare da sola,
devo.
“Ragazzo forte, non piangere,
niente può fare più male di così,
quando sei triste fai come me
il mondo in ginocchio
e noi a ridere”
“surferò questo tsunami col vestito da pagliaccio”.
Infosys Mysore
è dove sono.
Un campus universitario per i ricchi indiani che se lo possono permettere.
È disgustoso,
questa non è India.
È come dire che la Costa Smeralda è Sardegna,
ma qui la gente muore ancora di fame.
Ettari ed ettari di campus,un labirinto,
prato piscine fontane campi da gioco piscina bici bowling palestra parrucchieri libreria supermercato
lo stile classico di un partenone e un edificio con la cupola
(assai pacchiani)
contrastato da edifici moderni
ascensori panoramici a vista
un supercontrollo prima di entrare,
passaporti laptop metal dectetor
un pass al collo
(tranne quando dormi)
infradito e abiti informali vietati
(per assurdo mi hanno vietato le hawaianas ma posso usare le All Stars)
Stanze pazzesche,
letti a una piazza e mezzo
tv specchi thè e caffè in camera
ma non c’è la connessione.
ristorante in una penisoletta
antipasti primi secondi, vegetariani, indiani e non, frutta dolci coffee break mattina e sera
ma non c’è un internet point che i “visitatori“ (che siamo noi, poveri esterni)
possano usare
c’è tutto, ma solo per chi studia qui.
Preferirei essere nel mio letto scomodo senz’acqua corrente ora.
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