martedì 15 febbraio 2011

On the backwaters by boat (19-20 gennaio)



siamo arrivate ad Allapuzah intorno alle 10:30 del mattino, in tempo per girare e trovare una barca che ci andasse bene..ci siamo meravigliate del fatto che non ci fossero tanti turisti..forse non a tanti piace l’idea di passare una giornata e ancor meno la notte in mezzo all’acqua, al silenzio, alle onde(?).
come previsto, i prezzi sono più bassi..la prima che abbiamo visto molto carina 4500 rps per tre persone..la seconda, quella che abbiamo poi preso, 5000..(4500 senza aria condizionata)..500 rps di differenza ma molto più spaziosa e nuova..forse un po’ troppo lussuosa per i nostri gusti ma per una volta…velluto e legno…tre regine!
tre regine spodestate nel giro di mezz’ora..
la barca ha avuto un guasto al motore..ci siamo fermati per ripararlo e nel mentre noi abbiamo pranzato..
squisito pesce fritto, come le sardine ma più grande, con meno spine..buonissimo
riso con curry…tre diversi mix di verdure, di cui uno con cocco e uno con ananas..e frutta.
è davvero un peccato che molte delle verdure che ci sono qui non si possano trovare in Italia..(impazzisco per una verdura che chiamano lady’s fingers ma che non avevo mai visto prima.. e di certo non posso fare la scorta prima di partire!)
a pancia piena non si ha voglia di discutere..ma la barca non si è potuta aggiustare..quindi la sclta tara cambiare barca e annullare tutto..ma annullare tutto ora no!!!
decidiamo di cambiare barca..ma non ci aspettavamo una così grande differenza i qualità..non che ci sia arrivato un peschereccio di quelli che a Marina Piccola sono ormeggiati per ultimi ma di certo la somma stabilita non sarebbe stata ragionevole!
un’altra volte a contrattare..alla fine abbiamo patteggiato 3500 rps più il recupero delle tre ore perse.
è, finalmente, iniziato il nostro tour..
tre, quattro canali che si intersecano in uno specchio d’acqua del raggio di qualche chilometro
unico mezzo di trasporto personale le canoe. giovani vecchi uomini donne soli e in compagnia sotto il sole o all’ombra di un ombrello si muovono remando da un villaggio a un altro.
trasporti pubblici, barche più grandi. anche l’ambulanza..una barca
apparentemente piccoli, i villaggi si estendono sulle rive dei canali dove è facile scorgere tratti di vita quotidiana: donne che lavano panni e stoviglie, o che puliscono il pesce appena comprato dall’uomo che in canoa fa il giro dei villaggi per venderlo, persone che fanno il bagno bambini che giocano, gli uomini che fanno lavori manuali.
i rumori, i pochi che si sentono, provengono dalla natura o da queste poche attività umane..
le donne sbattono i panni bagnati sulle pietre che ne provocano l’eco
l’uomo che vende il pesce avvisa del proprio arrivo con un suono molto simile a quello che nonna usa, in campagna,  per chiamare nonno quando il pranzo è pronto!
chi non è impegnato ma è comunque sulle rive lancia urla e mani verso l’alto per salutare i turisti che affacciati dalle barche scattano foto ad ogni cosa respiri..
rumori di martelli che battono sugli scheletri di nuove barche in costruzione
le onde provocate dalle barche più veloci
e il telefono di Alex che squilla in continuazione..l’unico rumore che stona.

Alex è il nostro “timoniere”..non come quelli che siamo solite vedere ma è simpatico ed è un gran chiacchierone..ci ha raccontato tanto su di sé..solitamente gli indiani vogliono sapere di te ma non parlano di sé..lui è il contrario..ci ha raccontato delle vicende che lo hanno portato. dopo tanti sacrifici e una lunga attesa, a sposare la donna che ama. ci ha raccontato della sua laurea in filosofia e del libro che ha scritto.
è stato un piacevole pomeriggio di risate buona compagnia e chai.
l’ora di cena è arrivata senza che ce ne accorgessimo..il chai con i biscotti ha messo a tacere lo stomaco che di solito brontola e per Alex è arrivata l’ora di tornare a casa..quindi ci ha lasciate con il cuoco e la cena quasi pronta fino all’indomani.
nonostante lo scarso appetito i colori e il profumo della cena cucinata appositamente per noi è avanzato ben poco..forse solo la lisca del pesce!
la piacevole atmosfera da cui eravamo avvolte è stata rovinata da una nuova discussione, quella che aspettavo..più intensa, più accesa.
ma si è conclusa con le risate di tre ragazze che aldilà di ogni discussione non si tengono l’amaro in bocca,
tre ragazze che, questa discussione, ha portato più vicine sulla strada verso un rapporto più personale, più stretto. in fondo le persone con cui ho discusso, e discuto, sono quelle a cui voglio più bene!

(non bisogna sottovalutare che tutta questa discussione è avvenuta in inglese..cosa non facile per me..per quanto pensassi in inglese, mi sono sentita come una bambina che vuole dire qualcosa ma non sa come..anche se non ho fatto poi tanto schifo!)

abbiamo allestito la nostra zona notte all’aperto, sulla prua della barca..due materassi vicini e i nostri sacchi a pelo, pronte per affrontare spavalde una notte in mezzo alla natura indiana selvaggia, con tutti i suoi rumori e animali..
ma forse non eravamo abbastanza pronte..
ad ogni minimo rumore le nostre orecchie si drizzavano come quelle di un cane..sull’attenti per captare gli eventuali movimenti di animali o persone sulla barca.
una blatta è saltata fuori e per qualche minuto ha messo agitazione tra di noi..

nel frattempo, essendosi fatta l’una del mattino, il cuoco russava abbondantemente, ma noi non distinguendo il suo russare dagli altri rumori abbiamo inventato il verso di un nuovo animale..Betty si è drizzata d’un colpo di fianco a me che seduta stavo leggendo..mi ha guardata con occhi di paura, per un tempo che mi è sembrato eterno..non ha staccato gli occhi spalancati da me e senza rispondere alle mie domande muoveva le pupille intorno alle mia figura. dopo quelli che in realtà sono stati pochi secondi sono scattata in piedi pensando di avere la blatta, o il nostro animale immaginario, addosso..e ho iniziato ad agitare le braccia per scacciare qualunque cosa potesse essere sul mio corpo..ma l’unica cosa estranea era la matita che avevo in mano..che è volata in acqua! siamo scoppiate a ridere prendendoci in giro a vicenda per le reazioni dell’altra..( la ragione della sua paura, per chi fosse curioso di saperlo, è stato un rumore proveniente dal tetto..un uccello o un topo, forse!)

nel giro di qualche minuto il sonno ha vinto sul “condizionamento psicologico” e siamo crollate in un sonno profondo..chi russava, chi parlava nel sonno chi, forse, rispondeva!
se qualche animale reale ha dormito con noi non ce ne siamo accorte, ma sicuramente nessuno tra quelli immaginari era nei miei sogni…

dopo pranzo e cena del giorno prima, la colazione non è stata da meno..omelette pane tostato e marmellata di ananas! altro che colazione indiana con dosa!!!

Alex ci ha portato a fare una passeggiata nel suo villaggio:
lungo le rive del canale una casa accanto all’altra
un templio, i resti delle noci di cocco offerte al suo interno
le donne incuriosite dalla nostra presenza.

un gruppo di tre donne in particolare, ci siamo fermate con loro qualche minuto..
una di loro, la più anziana mi ha baciato il braccio (nel modo indiano di baciare..me lo ha toccato  e poi si è baciata la mano) mi ha dato un pizzicotto sul mento e mi ha sorriso..
una dimostrazione di affetto e rispetto rara da ricevere qui,
mi ha commosso..sopratutto per il fatto di averla ricevuta da una donna anziana..
qui gli anziani vengono molto rispettati, forse come una volta venivano rispettati da noi..

l’anzianità è vissuta in modo particolare. ma è difficile capire quando qualcuno si può definire anziano perché tutti dimostrano più anni di quelli che hanno e, nonostante i precetti della religione indù prevendano che gli anziani si ritirino a meditare dopo la nascita del primo nipote maschio, molti di loro continuano a lavorare; è impressionante vedere quanta forza queste donne hanno..continuano a trasportare secchi d’acqua, sacchi di riso..a remare sulle loro canoe se non hanno qualcuno che lo fa per loro.
se solo potessi parlare con qualcuno di loro..acquisire anche solo una delle loro conoscenze..ascoltare un loro racconto di vita..sentire come diventa la vita nel periodo dei monsoni..quando, per non lasciare le loro case, sono costretti a modificare le loro abitudini..l’acqua dei canali si solleva di un metro, un metro e mezzo e suppongo che per poterci vivere vicino, così vicino debbano attrezzare le loro case in modo che non si allaghino.

è stata la parte più interessante di questa mini-crociera,
insieme alla nuova conoscenza con la cucina tipica del Kerala!!

il rientro “in porto” è stato abbastanza rapido..niente soste, niente contrattempi.

abbiamo salutato Alex e il nostro cuoco con una stretta di mano e augurando loro il meglio..
ventiquattrore insieme non sono poche, se qualcuno parla tanto di sé come Alex..fai in tempo a sapere tanto e un po’ dispiace quando arriva il momento di salutarsi, e rapportarsi con gli indiani non è facile quindi è stato piacevole ascoltarlo.

siamo tornate a Ernakulam, un ultimo giretto a Matancherry…e una cena rapida di fronte all’albergo..
un posto frequentato prevalentemente da indiani, perlopiù uomini ma non donne sole.
abbiamo impiegato più tempo a ordinare che a ricevere la cena e mangiarla!
(B. e L. chiedono spiegazioni per ogni singola voce del menù!)

come spesso facciamo, abbiamo ordinato tre cose diverse da dividere..hai meno probabilità di mangiare qualcosa che non ti piace e assaggi più cose!
la cena ci ha portato anche a decidere definitivamente la nostra meta di domani..
Munnar
il posto raffigurato nella copertina della mia lonely..
verde verde verde: piantagioni di tè.
sembrerebbe non essere male come ultima meta prima di rientrare a casa..
si, casa..sento Thoppur come casa mia ora.

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