lunedì 4 aprile 2011

troppe pretese troppe aspettative o troppo perfezionismo? (26 marzo)

sono arrivata ad un punto di non ritorno oggi.
al punto di fumare una sigaretta dietro l’altra chiusa nella mia stanza per rilassare i nervi
fare un elenco delle cose da discutere con Douglas o Elisa e chiamarlo.
ha capito subito che qualcosa non andava ma non si è fatto ripetere due volte che avrei aspettato a lunedì,se davvero sarebbe venuto, per discuterne.
la scatola dalla Spagna è arrivata e dovrebbe arrivare anche la nuova volontaria (che sarebbe già dovuta arrivare ieri ma non si è vista).
mi sono calmata e prima di cena ho fatto un discorso chiaro a Kalpana sulla necessità di cooperare, e sulla necessità di scambiarci le opinioni allo scopo di migliorare entrambe e di migliorare il modo di vivere qui.
spero che abbia davvero capito a cosa mi riferissi, ho bisogno che almeno lei sia dalla mia parte che mi aiuti nel lavoro.
quando la ciurma si è riunita per la cena, ho fatto un bel discorso anche a loro ma non so quanto ne sia rimasto nella loro testa prima di uscire dall’altro orecchio.
credo che presto avrò bisogno di ricaricarmi le batterie e prendere due-tre giorni liberi anche se con l’arrivo della nuova volontaria non so quanto sarà possibile..avrà bisogno di essere seguita da qualcuno e se Elisa non si ristabilisce qui con lei immagino che sarò io ad avere il ruolo.
c’è bisogno di qualcuno che, qui, stia al di sopra di noi.
ho riletto il documento dove sono elencati tutti i miei diritti e doveri in quanto volontario EVS..troppo facile dire che rispetto tutti i miei doveri ma dei miei diritti ne fanno carta straccia?
forse è stata la follia della rabbia. quello che faccio è perché lo voglio e mi piace. amo i bambini, anche se a momenti li lascerei tutti fuori dalla porta per respirare un po’, anche io ne ho bisogno e non posso sempre aspettare che loro si addormentino. è troppo. troppo tutto insieme, ogni giorno.
e non posso accontentarmi di sentirmi dire che il lavoro che faccio è ammirevole e che quando avrò un figlio mio sarà un gioco da ragazzi. non mi basta. anche se forse diventare mamma significa proprio questo, non avere gratificazioni. non è un lavoro, nessuno ti premia nessuno ti dice grazie.
a volte inizio a sentirmi dalla stessa parte in cui stava, sta mia madre.
e ancora, a questo punto,sorge un conflitto interiore. mettendomi nei panni di mia madre senza però dimenticare di essere una figlia, è giusto essere più comprensivi (come mi sono sempre ripromessa non essendo dura, come pensavo che lei fosse) o meglio seguire la linea dura, grazie alla quale sono diventata quella che sono e di cui mi sto mostrando fiera?
non che sia diventata una figura materna, ma è ciò che sono chiamata a sostituire e voglio capire qual è il modo migliore per farlo. per loro, per ognuno di loro; ma anche per me stessa perché ora non posso uscire di testa e nel caso di un futuro fiocco, rosa o celeste che sia.

inoltre, ma questo non ha direttamente a che fare con i bambini, ho bisogno di sapere quali saranno i progetti per dopo la chiusura della scuola. so che qualcuno tornerà a casa ma la maggior parte, chi viene dal Bihar? mi è stato detto che c’è la possibilità che vadano a Bangalore e siano ospitati a casa del padre di D. ma è solo una voce non confermata da D. e in tal caso io che fine faccio? ho anche bisogno di rinnovare il mio visto..prima che mi sbattano fuori dal paese..

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