lunedì 14 marzo 2011

consumismo o beneficenza? un’ autocritica. ( 6 marzo II)

rifletto sull’essere “una macchina per spendere soldi”, come ci definisce L.
non che spenda i soldi come fossero noccioline, ma mi sento, ora più che mai, in colpa quando compro cose che qui, mi rendo conto, non sono accessibili a tutti.
uno dei miei obiettivi, venendo qui, è anche quello di ridimensionare la parte consumistica di me e rivalutare tutto ciò che, per quanto fosse già importante prima, ha davvero maggiore importanza nella vita. ma non sono sicura di essere sulla giusta strada per perseguire questo mio proposito.

da quando sono arrivata ad oggi, le cose futili che ho comprato e quelle che ho comprato senza averne bisogno sono numerose.
è vero che non sono qui per diventare un modello di vita ma per me stessa,
per quello che vedo ogni giorno perché so che se i miei bambini hanno bisogno di me è perché le loro famiglie non hanno il denaro per crescerli,molti non hanno da mangiare per loro stessi figurati per i loro figli. molti di loro, quelli provenienti dal Bihar, sono stati tolti dalla strada; ma sono solo un infinitesima parte, quella più fortunata, di quelli che in India continuano a vivere così
senza cibo
senza tetto
senza istruzione
senza la possibilità di crearsi un futuro, non un futuro brillante ma che semplicemente gli permetta di sostentarsi da soli.
diventeranno creatori e genitori di altri figli come loro stessi sono ora, una macchina per produrre povertà senza sosta.
quelli che i genitori ce li hanno, quelli che vengono mandati nelle strade da uomini cattivi per portare soldi in cambio di meno bastonate
quelli che sono rimasti soli, perché la fame o le malattie gli hanno portato via genitori e fratelli, nonni e zii.

l’elemosina qui è un modo per andare avanti, ma è noto che non la si deve favorire e di certo non posso togliere i bambini dalla strada per dargli una vita migliore, non io.
non ne ho l'autorità né la possibilità.

cosa posso fare per loro? il mio lavoro lo sto già dedicando a qualcuno che ne ha bisogno,
e se i negozi di commercio equo-solidale sono un’altra via per aiutarli, vengo meno al mio proposito di migliorare me stessa in questo senso?

in un modo o nell’altro l’economia gira..questi negozi aiutano le ONG, le ONLUS, gli istituti che appoggiano.
quelli normali vendendo vanno avanti..

è solo un modo per sentirsi meno in colpa?

1 commento:

  1. in colpa di possedere di più o in colpa di spendere per cose di cui non hai bisogno? Pensa che oltre ai soldi per gli acquisti, stai lasciando una cosa ben più importante: stai spendendo te stessa laggiù, e questo non ha prezzo!

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