adesso sarei proprio in grado di spaccare tutto ad un mid-camp.
il mio inglese è liscio, e sarei in grado di montare una scenetta che rappresenti come gli indiani sono fatti.
sicuramente proporrei qualcosa di diverso da quello che abbiamo effettivamente fatto,
“parole parole parole..e i fatti?”
ma quattro mesi fa non ero in grado di spiccicare parola sulla cultura indiana e tutto ciò che dagli altri è stato fatto è servito solo a prepararmi.
pensavo esagerassero..ma forse l’unica esagerazione è la generalizzazione assoluta perché mi auguro che non siano davvero tutti così.
a Mysore ho assistito a scenette di diversa natura, dal fingere di essere grandi amici per poi giudicarsi alle spalle alle maestre che insegnano inglese a bambini che ne sanno più di loro.
ed è realtà.
stamattina ho avuto la milionesima conferma. Elisa.
ci siamo parlate per telefono, una telefonata lunga, frustrante, deludente
si, deludente quando dici che hai bisogno di aiuto perché da sola non ce la fai e qualcuno ti risponde “perché che cosa stai facendo?” rimani senza parole e ti viene voglia di fare solo in minimo indispensabile, quello che ti viene richiesto dagli accordi. ma è come un divorzio, chi ci va di mezzo sono i bambini che non meritano che qualcuno faccia meno per colpa di altri. meriterebbero anzi che ci fosse qualcuno di più ad occuparsi di loro.
tante parole,tanti ringraziamenti ma niente riconoscimenti per il lavoro fatto..è una presa in giro?
no, il modo di fare degli indiani e si, forse sarò chiusa nel non accettare questo modo di comportarsi, ma è proprio più forte di me. mi fa rabbia.
Nessun commento:
Posta un commento